incesto
Veronica Segreti in Famiglia #25
Efabilandia
01.06.2026 |
1.052 |
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"Cominciò a scoparmi con colpi lenti ma potenti, il rumore umido della sua carne che entrava nella mia fica riempiva la stanza..."
Camminavo verso casa con il passo instabile, il grosso plug di metallo che mi dilatava il culo senza pietà a ogni movimento. La sborra densa di quattro cazzi neri mi riempiva l’intestino, calda, viscosa, sigillata dentro di me come un marchio di proprietà. Gli short inguinali di jeans mi stringevano le cosce, ormai bagnati davanti dalla mia fica che colava senza controllo. La maglietta Nike rosa era stropicciata, i capelli castani appiccicati al collo per il sudore. I sandali bianchi con lo smalto rosso ai piedi sembravano ridicoli ora, un tocco di innocenza su un corpo completamente violato.Ero furiosa. Umiliata. Eccitata. Un turbine di emozioni mi stringeva il petto: rabbia verso mia madre, vergogna profonda per essermi fatta usare così, e quel piacere malato che mi faceva pulsare la fica anche mentre il culo bruciava.
Aprii la porta di casa con violenza. L’odore familiare mi avvolse subito: Chanel No.5 di mamma, il dopobarba speziato di papà, e un sottofondo di eccitazione già nell’aria.
«Mamma!» urlai entrando in salotto. «Sei una grandissima stronza!»
Cristina era lì, splendida nella sua vestaglia di seta nera semiaperta, sotto la quale si intravedeva il completino rosso fuoco: reggiseno a balconcino che le sollevava le tette mature e piene, perizoma che scompariva tra le grandi labbra gonfie. Le calze nere autoreggenti con la cucitura dietro le facevano sembrare una vera troia di lusso. Mauro, mio padre, era seduto accanto a lei, camicia bianca aperta sul petto, pantaloni eleganti.
Quando mi vide, papà si alzò di scatto. I suoi occhi si riempirono di preoccupazione e amore. Quell’amore proibito che provava per me da mesi, quel desiderio profondo e protettivo che lo faceva impazzire.
«Veronica… amore mio, che è successo?» chiese venendomi incontro, la voce preoccupata.
Gli mostrai il telefono con le foto che mamma mi aveva mandato. «È stata lei! Ha mandato i suoi amici a prendermi! Mi hanno legata, mi hanno inculata per due ore come una puttana, mi hanno riempito il culo di sborra e mi hanno messo questo plug enorme dentro!»
Papà si voltò verso mamma, lo sguardo duro. «Cristina… questa volta hai esagerato. È nostra figlia. Non puoi trattarla così.»
Per un attimo sentii la sua protezione avvolgermi come una coperta calda. Mi avvicinai a lui, cercando rifugio nel suo petto. Mi abbracciò forte, la mano che mi accarezzava i capelli. Sentivo il suo cazzo già mezzo duro contro il mio ventre. Mi amava davvero. Mi desiderava. Voleva proteggermi.
Ma mamma sorrise, quel sorriso da puttana esperta e senza pietà. Si alzò lentamente, la vestaglia di seta che frusciava sensuale sulle cosce.
«Mauro… non fare il sentimentale. Nostra figlia è una troia esattamente come me. E le è piaciuto. Vero, amore?»
Mi sentivo tremare tra le braccia di papà. Volevo urlare, volevo vendicarmi… ma il plug mi premeva dentro, la sborra altrui mi scaldava il culo, e la fica mi pulsava traditrice.
Tutto precipitò in pochi secondi.
Mamma si avvicinò e mi afferrò per i capelli con forza. Papà cercò di fermarla, ma lei lo guardò con quegli occhi che lo dominavano da anni.
«Lasciala, Mauro. Guarda come è bagnata. Le è piaciuto farsi sfondare il culo dai miei amici.»
Mi trascinò verso il divano. Mi fece sdraiare sulle sue ginocchia, a pancia in giù, come una bambina da punire. La vestaglia nera le si aprì completamente. Con mani esperte mi abbassò gli short e le mutandine fino alle caviglie, esponendo il mio culo martoriato con il plug ancora dentro.
«Aprile le gambe, Mauro» ordinò mamma con voce calda e autoritaria.
Papà esitò un secondo, combattuto tra l’amore protettivo e il desiderio bestiale. Poi cedette. Mi aprì le cosce con delicatezza ma fermezza. Sentii le sue dita grandi tremare mentre mi esponeva la fica grondante.
Mamma afferrò il plug e lo tirò fuori con un rumore osceno, bagnato, volgare. Un fiume denso di sborra bianca cominciò a colarmi dal culo aperto, scendendo lungo la fica e gocciolando sulle cosce di mamma. L’odore era fortissimo, animale, sporco.
«Guarda che spettacolo…» mormorò mamma, eccitata.
Papà non resistette più. Si posizionò dietro di me, il suo cazzo grosso e familiare che conoscevo bene. Appoggiò la cappella contro la mia fica giovane e stretta e spinse dentro con un gemito profondo.
«Oh cazzo… Veronica…» sussurrò mentre mi riempiva.
Cominciò a scoparmi con colpi lenti ma potenti, il rumore umido della sua carne che entrava nella mia fica riempiva la stanza. Mamma mi teneva aperta sulle sue ginocchia, una mano che mi accarezzava i capelli, l’altra che mi schiaffeggiava piano il culo ad ogni spinta di papà.
Il dolore, l’umiliazione, l’amore proibito di mio padre… tutto si mescolava in un piacere devastante. Venni una prima volta, tremando, squirting sulla vestaglia di seta nera di mamma.
Papà accelerò, grugnendo come un animale. Mi riempì la fica di sborra calda, profonda, con spinte violente che mi facevano urlare contro le cosce di mamma. Sentivo ogni schizzo, ogni pulsazione del suo cazzo dentro di me.
Quando finì, mamma mi baciò sulla bocca, un bacio lento, profondo, bagnato di saliva e lacrime.
«Siamo diventati una famiglia bellissima, vero amore?» sussurrò guardandomi negli occhi, poi baciò anche papà con passione.
Si alzò, fece alzare anche me sulle gambe tremanti. Poi si inginocchiò sotto di me, aprendo la bocca. Prima leccò con devozione il cazzo di papà, ancora sporco della mia fica e della sua sborra, succhiandolo fino a pulirlo completamente, gemendo di piacere.
Poi si posizionò meglio sotto di me, la testa tra le mie gambe aperte. La sua lingua calda e esperta cominciò a leccarmi il culo ancora aperto, raccogliendo tutta la sborra nera che colava fuori. Poi passò alla mia fica, leccando la sborra di papà mescolata ai miei umori. I rumori erano osceni: succhi, schiocchi, gemiti. L’odore di sesso era denso, soffocante, meraviglioso.
Io tremavo, le mani nei capelli di mamma, mentre lei mi ripuliva con la lingua come una vera troia devota.
Alla fine si alzò, le labbra lucide di sborra, e mi sorrise.
«Domani sera abbiamo ospiti, tesoro. Ho invitato i quattro ragazzi del gommone che abbiamo incontrato al mare… e anche le due ragazze che erano con loro. Verranno a cena. Ho preparato un bellissimo gioco di ruolo. Tu sarai la protagonista, ovviamente.»
La guardai, ancora ansante, la fica e il culo che pulsavano, piena di sborra di mio padre e ancora di quegli sconosciuti.
Dentro di me la rabbia e l’eccitazione combattevano. Sapevo che domani sarebbe stata dura. Sapevo che mi avrebbero umiliata ancora. Ma sapevo anche che stavo già pianificando la mia vendetta.
Papà mi abbracciò da dietro, protettivo e possessivo allo stesso tempo, il suo cazzo ancora mezzo duro contro il mio culo.
«Ti proteggerò, amore mio» mi sussurrò all’orecchio.
Ma dal modo in cui mamma sorrideva, capii che nessuno mi avrebbe protetta davvero. E una parte di me, la più oscura e bagnata, non voleva nemmeno essere protetta.
Voleva solo cadere più in fondo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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